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Ambiente e territorio

Le caratteristiche naturali e climatiche di quest’area hanno favorito lo sviluppo di una ricca flora che alterna fitti boschi a verdi distese di prati, creando un effetto scenico particolarmente attraente per chi visita la regione.

La zona inoltre è ricca di piante officinali, di piante di alta montagna come la genziana, l’arnica, la salvia, oltre ai mirtilli e alle fragole. I suoi prodotti tipici, quali il saporito formaggio e le patate, sono rinomati in tutto il Paese.

All’interno dei villaggi, strutture moderne si alternano a case tipiche in legno e pietra, testimonianza di un passato che ancora vive nonostante i tanti cambiamenti intercorsi nei secoli. Uno “spaccato” di altri tempi che permette al viaggiatore di immergersi tra i colori della natura ed il calore dell’ospitalità della gente.

Storia e Cultura

Kelmend e Shkrel hanno una origine molto antica: i reperti archeologici rinvenuti nell’area e nelle grotte dei villaggi di Selcë e Vukël, in Kelmend, e quelli rinvenuti nei villaggi di Dedaj, Zagorë, Lohe e Bzhetë, in Shkrel, testimoniano che le due aree erano già abitate, rispettivamente, nel periodo neolitico ed in quello dell’età del Bronzo antico.

Esistono opinioni diverse sull’origine da cui deriva il nome Kelmend: dal latino Clemens-tis che significa saggio, semplice, buono oppure dal nome del Papa Clemente (90-101), terzo successore di San Pietro.

Gli abitanti di Shkrel dichiarano di essere venuti come allevatori nomadi dalle zone settentrionali dei Balcani, il che significa dai territori dell’attuale Bosnia e della provincia del Sangiaccato di Novi Pazar, dove abitava la tribu’ illirica dei Dalmati. Con l’arrivo degli Slavi in queste regioni, intorno al sec. XII dC, la popolazione autoctona e’ stata costretta a trasferirsi in altre terre illiriche.

Lingua

Gli abitanti di Kelmend e Shkrel parlano il ghego (gegë).  Il termine “Gegë” indica generalmente i dialetti del Nord Albania, che con i dialetti del Sud (Tosko) compongono lo specchio linguistico dell’Albania. Il dialetto di Elbasan (Albania Centrale) funge da cerniera fra i due dialetti principali e fu per questo proposto come albanese comune. I due dialetti presentano differenze fonetiche e lessicali, ma sono reciprocamente comprensibili.

Il ghego non è un dialetto omogeneo e ogni zona ha variato e arricchito il vocabolario con termini tipici del luogo seguendo le diverse influenze storiche (latine, serbe, turche, ecc.).

Pur essendo una delle lingue più antiche dei Balcani, di origine illirica, l’albanese ha una attestazione scritta relativamente tardiva, nel XV secolo. Il primo libro stampato in albanese è “Il Missale” di Gjon Buzuku, scritto in ghego, nel 1555.

Tradizione e folklore

Nei villaggi di Shkrel e Kelmend sopravvivono tutt’ora codici consuetudinari, i Kanun, che a fianco alla legge dello Stato regolano la quotidianità delle famiglie. Anche grazie a questi codici, molte delle tradizioni e delle usanze dell’area sono state preservate, e rappresentano uno degli aspetti più affascinanti di queste comunità.

I villaggi, prevalentemente pastorali, presentano un rapporto molto stretto con la montagna: il fenomeno della transumanza delle greggi dalla pianura agli alpeggi è parte integrante dell’economia della zona e dei ritmi sociali delle famiglie.

L’ospitalità è uno dei valori principali degli albanesi e l’accoglienza che si riserva anche ai turisti è straordinariamente calorosa. L’arrivo di un ospite in questi luoghi, ancora oggi, è considerato un evento sacro: secondo il Kanun, infatti, “la casa di un albanese è di Dio e dell’ospite” .

Matrimoni, funerali, nascite e feste religiose sono tuttora vissuti intensamente nei villaggi, con alta partecipazione da parte di tutti i membri della comunità. Tali eventi sono accompagnati da musiche e canti caratteristici, cibi, abiti tradizionali e danze.

Le musiche sono sempre accompagnate da strumenti tradizionali acustici di fattura artigianale, piccoli strumenti leggeri adatti alla vita del pastore: la çiftelìa, un mandolino a due corde; la lahuta, una chitarra a corda sfregata, e il fyelli, un flauto in legno.

Le vesti tradizionali hanno 4000 anni di storia, vengono tramandate di generazione in generazione e sono ancora indossate per i momenti più importanti. Il vestito femminile si chiama Xhubleta ed è un abito largo e pesante a forma di campana, finemente ricamato con fili d’oro e d’argento. L’abito tradizionale maschile, chiamato Çakshir, è un abito bianco, stretto ed elegante, decorato ai bordi con ricami neri. Nella cinta colorata l’uomo portava sempre una pistola, impreziosita da decorazioni in argento.

La tradizione culinaria è semplice, ma molto sentita. I prodotti della natura (carni, formaggi, rakia, ecc.) sono serviti all’ospite in grandi quantità al fine di onorarlo e rispettarlo.

Strumenti musicali

Gli strumenti musicali tradizionali sono uno dei rari beni culturali albanesi. La lavorazione degli strumenti musicali è un mestiere antico dell’artigianato albanese. Inizialmente, era proprietà delle famiglie, le quali costruivano questi strumenti con dei materiali circostanziali, quali foglie, erba, corna di animali, cuoio, pietra, ferro. Nella seconda metà del XIX e XX secolo, cominciarono ad aprirsi i primi negozi delle lavorazione degli strumenti musicali.

La genesi degli strumenti musicali è il liuto, uno strumento cordofone monocorde di mille anni, con il quale i montanari hanno accompagnato i canti epici del Ciclo degli Eroi.

I pastori durante i pascoli trascorrevano il tempo sotto i suoni dolci del flauto, il quale è stato usato sin dai tempi antichi ed è legato alla vita pastorale. I montanari accompagnavano canti e danze sotto i suoni dolci del çiftelia (il liuto a due corde, a manico lungo). La tradizione sull’uso di questi strumenti è stata tramandata da generazione in generazione. Ogni anno nel Kelmend, nell’evento culturale di “Logu i Bjeshkëve”, che si svolge il secondo sabato di agosto, danze e canti si eseguono sotto il suono di questi strumenti musicali tradizionali.

Lahuta (liuto – strumento musicale monocorda con archetto)

È uno strumento popolare con un arco e una corda fatta di crine di cavallo.  La cassa del liuto è creata da un unico pezzo di legno e ha una forma semisferica,  ricoperta di pelle dura, legata ai lati con pioli di legno. Di solito l’arco del liuto è fatto di legno di corniolo e il pelo di crine è  rivestito di resina di pino. Lahuta è spesso decorato con simboli di antichi culti, come la capra e il serpente oppure con personaggi storici. Il suono del liuto è nasale e si adatta molto bene al contenuto dei canti epici.

Flauto (Fyelli)

Strumento musicale popolare a fiato, noto soprattutto come lo strumento dei pastori. La sua dimensione è di 18-20 cm. Il flauto è fatto di legno (acero, noce, sambuco, bosso) ma anche di metallo, in particolare di ottone e bronzo. Questo strumento è suonato principalmente dagli uomini. Il repertorio dei suonatori è composto da canzoni e melodie pastorali e canti lirici.

 

Çiftelia (liuto a due corde a manico lungo)

E’ uno strumento musicale popolare a due corde, suonato con dei plettri, fatti dalla corteccia del ciliegio. Il Çiftelia è composto da tre parti: la cassa, il coperchio e il manico. Le dimensioni e la forma variano a seconda delle regioni. Di solito è accordato al quarto, ma è utilizzato anche nel secondo, su e giù, quintetto, unisono e septima. Il suono si concentra sulla prima corda, la seconda corda viene utilizzata come supporto ritmico armonico in forma di bordone. Il repertorio del çifteli è composto da canzoni epico-liriche ed è uno strumento che accompagna le danze tipiche.

CANTI
Il paesaggio alpino apparentemente aspro, freddo e selvaggio, con montagne alte e scoscese nasconde una sua sinfonia tutta particolare, e si deve essere lì per sentirlo e goderlo. Il vento mentre sibila nelle montagne, i rami e le foglie degli alberi che tremano come corde di violino sotto il coro degli uccelli sono delle melodie che accompagnano la vita degli abitanti di Shkrel e Kelmend. Proprio su questo sorprendente sfondo è nata e cresciuta l’anima artistica della gente. La canzone è diventata parte integrante della loro vita. I montanari (malësorë) con i canti mettono i piccoli a dormire, cantano l’amore, cantano nel giorno del matrimonio e con canti di lutto danno l’addio per l’ultima dimora ai loro cari. Con i canti sono cresciuti e sono diventati coraggiosi.

I canti della culla (ninne nanne): sono canti brevi, melodie rasserenanti cantate ai bambini per farli addormentare. Monologhi poetici, in cui i genitori esprimono i loro desideri associati alla saggezza, all’amore, al coraggio, alla salute e alla lunga vita. Solitamente queste canzoni cominciano con le parole: “Nani-Nani figlio/figlia” o “nina-nana”.  Molto bella è la personificazione del sonno, che come una colomba arriva e prende il bambino in braccio.

I canti delle nozze: esiste una vasta gamma di questi canti e si canta alla bellezza degli sposi. A questi canti si associano altri canti d’amore, di coraggio. Le canzoni d’amore hanno una bella lirica erotica. Si canta all’amore puro e sincero dello sposo e della sposa, all’eleganza e alla bellezza delle ragazze.

Il ciclo degli eroi (Eposi i Kreshnikëve): è un epos leggendario composto da diversi canti epici, in cui le canzoni principalmente si cantano con i suoni del liuto. Questo epos, che costituisce una parte importante del poema epico leggendario albanese per il messaggio che porta,  la resistenza in nome di libertà, del diritto della dignità, cosi come per i grandi valori artistici.

Spesso i brani sono di carattere fantastico, in cui emergono credenze e abitudini antiche e atti di forza sovrumana, protette da esseri mitologici.

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